{"id":1598,"date":"2013-10-11T12:45:58","date_gmt":"2013-10-11T12:45:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bondvigilantes.com\/italiano\/?p=1598"},"modified":"2024-06-26T15:22:12","modified_gmt":"2024-06-26T15:22:12","slug":"italia-il-buono-il-brutto-e-la-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/2013\/10\/italia-il-buono-il-brutto-e-la-politica\/","title":{"rendered":"Italia: il buono, il brutto e&#8230; la politica"},"content":{"rendered":"\n<p>La politica italiana \u00e8 assurta di nuovo agli onori delle cronache internazionali. I mercati tendono a temere l&#8217;instabilit\u00e0 e l&#8217;Italia \u00e8 sempre una fonte creativa e inesauribile di incertezza. Noi italiani sappiamo perfettamente come metterci nei guai. La buona notizia \u00e8 che i mercati nelle ultime settimane hanno tenuto pi\u00f9 che in passato.<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; La vita politica nella penisola<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente, uno studio condotto da varie banche di investimento conosciute ha identificato l&#8217;Italia come una delle due principali fonti mondiali di rischio a breve termine per i mercati dei capitali (insieme allo shutdown negli Stati Uniti). La crisi \u00e8 iniziata quando Berlusconi ha chiesto ai suoi ministri di dimettersi dal governo per far scattare nuove elezioni. Tuttavia, contro ogni aspettativa, il rischio si \u00e8 dissolto quasi con la stessa rapidit\u00e0 con cui era comparso, quando Letta ha invocato la fiducia del Parlamento, ottenendola con ampio margine. Al di l\u00e0 di questo esito positivo, cos&#8217;altro c&#8217;\u00e8 in serbo per la politica italiana? Non so prevedere il futuro, ma posso dire che, da questo punto di vista, l&#8217;Italia non cambier\u00e0 mai. L&#8217;incertezza che circonda le regole di partito e la legge elettorale, le politiche sociali e il debito pubblico, l&#8217;evasione fiscale e le riforme strutturali, gli interessi commerciali e l&#8217;inefficienza normativa (solo per citare alcuni esempi) non sembra destinata a tramontare, in un Paese incapace di muoversi rapidamente. Ma se vero che il rischio politico resta una fonte di &#8220;rumore&#8221;, gli investitori troppo concentrati su questo aspetto rischiano di perdere di vista il quadro generale, sia in positivo che in negativo.<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; Prima le cattive notizie: al di l\u00e0 e al di sopra della &#8220;Res Publica&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella terra che fu culla dell&#8217;antico Impero romano, molti problemi economici si trascinano da decenni. I duemila miliardi di debito pubblico (in mani straniere per circa il 30%, secondo i dati del Fondo monetario internazionale al dicembre 2012) sono una cifra enorme, con un rapporto debito\/PIL in crescita a un ritmo preoccupante. Gli investitori dovrebbero temere soprattutto le implicazioni di una spesa per interessi cos\u00ec alta, oltre all&#8217;entit\u00e0 complessiva della spesa pubblica. Il sistema italiano, inclusi gli stipendi dei dipendenti pubblici, le varie indennit\u00e0, le spese correnti per la gestione dello Stato e i trasferimenti alle amministrazioni locali, costa ai contribuenti oltre 790 miliardi di euro l&#8217;anno (pari al 51% del PIL). La sola spesa per interessi vale 85 miliardi di euro. A titolo di aneddoto: sapevate che il Parlamento italiano \u00e8 costato ai contribuenti circa 1,65 miliardi di euro nel 2011, ossia quanto quelli di Inghilterra, Francia e Germania messi insieme? Considerando la crescita anemica del PIL, le risorse residue da destinare agli investimenti in produttivit\u00e0, misure sociali e nuove iniziative economiche sono scarse. D&#8217;altra parte, c&#8217;\u00e8 poco margine per ridurre l&#8217;elevato carico fiscale che pesa sulle famiglie e incide sulla capacit\u00e0 delle imprese di competere sui mercati internazionali. Nell&#8217;ultimo <a title=\"http:\/\/www3.weforum.org\/docs\/WEF_GlobalCompetitivenessReport_2013-14.pdf\" href=\"http:\/\/www3.weforum.org\/docs\/WEF_GlobalCompetitivenessReport_2013-14.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto sulla competitivit\u00e0 globale<\/a> del Forum economico mondiale, l&#8217;Italia, nona economia al mondo per dimensioni, \u00e8 scesa dal 42\u00b0 al 49\u00b0 posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contempo, gestire un&#8217;attivit\u00e0 <span style=\"text-decoration: underline\">all&#8217;interno<\/span> dei confini nazionali continua ad essere difficoltoso per aziende e imprenditori.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Giustizia &#8211; Secondo il rapporto &#8220;Doing Business&#8221; della Banca mondiale per il 2013, in Italia ci vogliono in media 1210 giorni per ottenere il riconoscimento giuridico dei propri diritti in una vertenza contrattuale: pi\u00f9 del doppio della media in altri Paesi OCSE ad alto reddito. Per chi preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno, i giorni erano 1390 nel 2004, ma si pu\u00f2 parlare di progresso, in questo caso? La letteratura economica dimostra che un sistema giudiziario inefficiente con istituzioni giuridiche di scarsa qualit\u00e0 fa aumentare il costo del credito per le imprese, poich\u00e9 le banche percepiscono, e quindi scontano, un rischio maggiore. \u00c8 stato anche dimostrato che tale condizione scoraggia gli investimenti diretti esteri (FDI) e frena l&#8217;innovazione. Negli ultimi tre anni di dati disponibili, il flusso di FDI \u00e8 diminuito da 270 a 247 miliardi di euro (dati OCSE 2011, al tasso di cambio euro\/dollaro vigente).<\/li>\n\n\n\n<li>Un cliente terribile &#8211; In ottobre l&#8217;Eurostat ha pubblicato per la prima volta i dati relativi ai pagamenti arretrati del governo italiano nei confronti delle PMI, pari a oltre 67 miliardi di euro (4,3% del PIL) alla fine del 2011. Le stime pi\u00f9 recenti della Banca d&#8217;Italia parlano di 91 miliardi di euro (quasi il 6% del PIL). Nonostante i 40 miliardi di euro sbloccati per saldare finalmente parte del debito verso le imprese italiane, il problema resta irrisolto e continua a penalizzare le aziende pi\u00f9 deboli, provocando fallimenti e conseguente aumento della disoccupazione.<\/li>\n\n\n\n<li>Pressione fiscale &#8211; L&#8217;Italia ha uno dei pi\u00f9 alti livelli di tassazione dei redditi aziendali e personali al mondo, che pesa sui consumi delle imprese e degli individui. Eppure il gettito fiscale (circa 470 miliardi di euro nel 2012) in Italia non ce la fa a tenere il passo con la spesa eccessiva del Paese. Il problema \u00e8 l&#8217;iniquit\u00e0 della pressione fiscale: troppo alta per chi le tasse le paga, nulla per i molti che evadono. Secondo alcune stime, l&#8217;evasione fiscale vale qualcosa come 300 miliardi di euro (il 15% del PIL nel 2012), una cifra pari al PIL di Singapore, della Grecia o della Danimarca. Riuscite a immaginare cosa si potrebbe fare portando alla luce una quantit\u00e0 di risorse come questa? La realizzazione di riforme che affrontino efficacemente l&#8217;evasione fiscale avrebbe un &#8220;effetto volano&#8221; con un incremento delle entrate fiscali dello Stato e, si spera, una conseguente riduzione delle imposte sui redditi aziendali e personali.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Gli altri problemi attuali dell&#8217;economia italiana sono ben noti: dalla disoccupazione in ascesa (l&#8217;ultimo dato di agosto indica un tasso del 12,2%, con una disoccupazione giovanile al 40,1%) allo strapotere dei sindacati. Per giunta, il costo del lavoro \u00e8 diminuito in altri paesi europei periferici, a tutto vantaggio della competitivit\u00e0, ma non nel Bel Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Data la situazione complessiva appena descritta, i cittadini italiani hanno comprensibilmente poca fiducia nelle istituzioni. L&#8217;ultimo <a title=\"http:\/\/www.mandg.co.uk\/-\/media\/Literature\/UK\/MG%20YouGov%20Inflation%20Expectation%20Survey%20Q3%202013.pdf\" href=\"http:\/\/www.mandg.co.uk\/-\/media\/Literature\/UK\/MG%20YouGov%20Inflation%20Expectation%20Survey%20Q3%202013.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto sull&#8217;inflazione di M&amp;G YouGov per il terzo trimestre 2013<\/a> ha evidenziato che la maggior parte degli intervistati crede poco alla capacit\u00e0 del governo di mettere in campo le giuste politiche economiche. I risultati mostrano una scarsa fiducia nell&#8217;azione di governo, ma anche un crescente scetticismo sulla capacit\u00e0 della Banca centrale europea di mantenere la stabilit\u00e0 dei prezzi (ossia un&#8217;inflazione intorno al 2%) nel medio periodo. Il fatto che, secondo gli italiani, la Bce non sta facendo granch\u00e9 riflette un&#8217;accoglienza non proprio favorevole delle misure contenute nelle indicazioni prospettiche. Gli italiani si aspettano anche una modifica delle dinamiche inflazionistiche in futuro, con un&#8217;accelerazione del caro vita al 3% da qui a un anno e al 3,3% in un&#8217;ottica di cinque anni &#8211; a fronte di un livello effettivo dello 0,9%, rilevato ad agosto 2013, specchio della recessione e della debolezza del mercato del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>3 \u2013 E adesso le notizie buone &#8211; Le tendenze economiche in miglioramento, l&#8217;entit\u00e0 della ricchezza privata e la tenuta delle imprese italiane con attivit\u00e0 all&#8217;estero delineano un quadro diverso di cui bisogna tenere conto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre l&#8217;Fmi prevede per l&#8217;Italia una ripresa modesta entro il 2014, con una crescita del PIL limitata allo 0,7%, l&#8217;aspetto incoraggiante \u00e8 che, dopo quasi due anni di recessione, l&#8217;economia italiana sta mostrando segnali di stabilizzazione. Finalmente alcuni indicatori cominciano a riprendere quota, dagli indici PMI dei responsabili degli acquisti a quelli di fiducia e dei nuovi ordinativi di beni industriali non destinati al mercato interno. Anche il settore bancario sta facendo progressi, pur restando per noi una fonte di preoccupazione. Esaminiamo alcuni degli sviluppi principali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, da un lato, la disoccupazione, la crescita anemica e altri fattori hanno eroso il reddito delle famiglie negli ultimi anni, incidendo sia sulla domanda interna (consumi) sia sul tasso di risparmio, lo stock esistente di ricchezza privata nella penisola italiana (ossia, la somma di attivit\u00e0 finanziarie e non finanziarie, meno le passivit\u00e0) pu\u00f2 regalare qualche sorpresa. La ricchezza \u00e8 una delle componenti chiave del sistema economico, come fonte di finanziamento dei consumi futuri, riparo dalla vulnerabilit\u00e0 agli shock e ad altri imprevisti, e base per avviare un&#8217;impresa o altre attivit\u00e0 economiche. L&#8217;Italia pu\u00f2 ancora vantare uno dei pi\u00f9 alti livelli di ricchezza privata (ricchezza lorda delle famiglie) in Europa, con attivit\u00e0 totali pari a novemila miliardi di euro, ossia 8,5 volte il reddito disponibile nominale (OCSE 2013, in base ai dati 2011). Questo multiplo \u00e8 di circa 8 volte nel Regno Unito e in Francia e solo 7,6 volte in Giappone, 6,3 in Germania e 5,2 negli Stati Uniti. Uno stock di risparmio cos\u00ec elevato non \u00e8 male come risorsa in tempi di crisi economica. Questi soldi accantonati consentono alle famiglie di continuare a spendere (anche se meno di prima) e, in molti casi, evitano che una disoccupazione prolungata sfoci nel dramma della povert\u00e0, limitando cos\u00ec anche tensioni e disordini sociali. Inoltre, dato il basso livello di indebitamento delle famiglie nel Paese (anche se la tendenza \u00e8 in aumento), il mix del debito lordo complessivo (fra pubblico e privato) riflette una situazione migliore di quella del debito pubblico a s\u00e9 stante, risultando sostanzialmente in linea con la media dell&#8217;Eurozona a circa il 300% del PIL.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/italy5.png\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/italy5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8932\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/italy5.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/italy5-300x225.png 300w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/italy5-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Da una prospettiva diversa, <span style=\"text-decoration: underline\">fuori<\/span> dall&#8217;Italia diverse imprese italiane stanno facendo bene. Un <a title=\"http:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/scr\/2013\/cr13299.pdf\" href=\"http:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/scr\/2013\/cr13299.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto dell&#8217;Fmi<\/a> pubblicato venerd\u00ec scorso mette in evidenza il vigore delle esportazioni italiane a fronte di una domanda globale depressa. A quanto pare, le aziende italiane attive sui mercati internazionali mantengono un buon livello di solidit\u00e0, tenuta e capacit\u00e0 di adattamento. Sul piano macro, con la ripartenza delle esportazioni e il freno alle importazioni imposto dalla debolezza dell&#8217;economia interna, la bilancia delle partite correnti \u00e8 in via di miglioramento. A livello micro, contrariamente a quanto accade in molti altri Paesi europei, in Italia il settore dei beni scambiabili internazionalmente (identificato con il comparto manifatturiero e delle costruzioni di infrastrutture) continua a tirare, nonostante la concorrenza affermata dei mercati emergenti a basso costo. Agilit\u00e0, capacit\u00e0 di innovazione incrementale e un portafoglio diversificato di prodotti di alta qualit\u00e0 e ad alto margine sono i fattori principali che consentono all&#8217;Italia di mantenere la sua posizione relativa nel mondo. Il Paese resta al primo posto nella classifica mondiale degli esportatori di tessili, abbigliamento e pelletteria, e al secondo (dietro alla Germania) per le apparecchiature non elettroniche e la produzione manifatturiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Diverse imprese italiane non finanziarie dispongono di marchi molto validi, riconosciuti a livello mondiale. Molte di queste sono aziende ben gestite, capaci di creare valore, generano talenti e continueranno a competere sui mercati internazionali anche in futuro. Sul fronte bancario, gli istituti italiani in media finora sono riusciti a superare gli shock derivati da una recessione profonda e prolungata all&#8217;interno dei confini nazionali, oltre che dalla crisi in Europa. Citando un recente <a title=\"http:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/scr\/2013\/cr13300.pdf\" href=\"http:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/scr\/2013\/cr13300.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto dell&#8217;Fmi<\/a> sulle banche italiane, il sistema si \u00e8 stabilizzato. Le banche hanno rafforzato i depositi interni e creato nuove riserve di capitale &nbsp;senza aiuti di Stato consistenti. Inoltre, l&#8217;impatto della crisi del debito sovrano \u00e8 stato attenuato dall&#8217;intervento della Bce con i piani LTRO (rifinanziamento a lungo termine) e OMT (operazioni monetarie dirette), che hanno protetto le banche italiane dalla volatilit\u00e0 dei finanziamenti interbancari. Le riserve di capitale sono state incrementate negli ultimi anni e sembrano sufficienti ad assorbire la maggior parte delle perdite, in caso di shock avversi. Tuttavia, nel nostro team siamo convinti che il sistema non sia ancora fuori pericolo. I rischi principali sono la perdurante debolezza dell&#8217;economia reale e il legame tra il settore finanziario e quello sovrano. La scarsa redditivit\u00e0 e il deterioramento della qualit\u00e0 dei prestiti (in media la quota di crediti in sofferenza \u00e8 quasi triplicata dal 2007, raggiungendo il 14%) sono i punti deboli pi\u00f9 pressanti per le banche italiane, mentre la copertura delle sofferenze tramite accantonamenti e garanzie collaterali rimane inferiore al livello di quasi tutti gli altri Paesi dell&#8217;UE, un aspetto preoccupante in vista del riesame della qualit\u00e0 degli asset bancari che la Bce ha messo in agenda per il primo semestre del 2014. Peraltro, sebbene il declino dei rendimenti sui titoli di Stato italiani dai massimi abbia attenuato queste pressioni, la crisi in Europa non \u00e8 ancora finita. Le banche che detengono quantit\u00e0 ingenti di obbligazioni governative italiane sono tuttora esposte alle perdite dirette legate alla rivalutazione delle posizioni al prezzo di mercato (il cosiddetto &#8220;mark-to-market&#8221;) e all&#8217;aumento dei costi di provvista in caso di una nuova impennata dei rendimenti sui titoli sovrani.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo ignorare i problemi con cui l&#8217;economia e le imprese italiane devono ancora fare i conti. Ci\u00f2 detto, \u00e8 importante continuare a monitorare i progressi verso un modello di crescita italiano pi\u00f9 forte e pi\u00f9 competitivo. Gli asset italiani hanno registrato un rimbalzo vigoroso nel 2013 (nonostante l&#8217;instabilit\u00e0 recente provocata dalle vicende politiche) e, sui mercati del credito, non mancano esempi eccellenti di aziende ben diversificate che quotano a prezzi scontati, non a causa di problemi fondamentali, ma per effetto delle pressioni subite dai titoli di Stato italiani negli ultimi anni. Le valutazioni restano l&#8217;elemento chiave per chi investe nel credito e l&#8217;analisi fondamentale sar\u00e0 cruciale per compiere scelte vincenti sui mercati periferici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La politica italiana \u00e8 assurta di nuovo agli onori delle cronache internazionali. I mercati tendono a temere l&#8217;instabilit\u00e0 e l&#8217;Italia \u00e8 sempre una fonte creativa e inesauribile di incertezza. Noi italiani sappiamo perfettamente come metterci nei guai. 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