{"id":3239,"date":"2015-12-22T16:19:22","date_gmt":"2015-12-22T16:19:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bondvigilantes.com\/italiano\/?p=3239"},"modified":"2016-01-12T15:55:49","modified_gmt":"2016-01-12T15:55:49","slug":"tre-motivi-per-cui-il-regno-unito-non-aumentera-i-tassi-di-qui-a-breve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/2015\/12\/tre-motivi-per-cui-il-regno-unito-non-aumentera-i-tassi-di-qui-a-breve\/","title":{"rendered":"Tre motivi per cui il Regno Unito non aumenter\u00e0 i tassi di qui a breve"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il recente aumento dei tassi d&#8217;interesse con voto unanime da parte della Fed, mi sono chiesta se il Regno Unito vedr\u00e0 una mossa analoga in tempi brevi. Il mercato sembra convinto di no e sconta il primo ritocco dei tassi britannici nel primo trimestre del 2017, a fronte di altri due rialzi dei tassi USA nel corso del 2016. A prima vista, questa enorme differenza sembra strana: entrambi i Paesi puntano a raggiungere (e superare) un tasso di inflazione del 2%, presentano ritmi di crescita del PIL anno su anno simili e hanno visto notevoli progressi nel mercato del lavoro dall&#8217;inizio della crisi finanziaria (soprattutto il Regno Unito, dove i miglioramenti sono continuati nonostante l&#8217;ambiente caratterizzato da un tasso di partecipazione in aumento, mentre negli Stati Uniti questo parametro \u00e8 sceso). In effetti, i forti cali del tasso di disoccupazione indicano che entrambe le economie sono gi\u00e0 o si stanno avvicinando alla piena occupazione, che dovrebbe a sua volta generare crescenti pressioni sui salari e quindi inflazione nel mercato domestico. Tutti validi motivi per prendere in considerazione un aumento dei tassi, come infatti \u00e8 appena accaduto negli Stati Uniti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it1.png\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3241\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it1.png\" alt=\"2015-12 blog AR_it1\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it1.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it1-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Osservando il grafico in basso, appare chiaro che fino alla fine dell&#8217;anno scorso, il mercato si aspettava che i primi ad aumentare i tassi sarebbero stati i banchieri centrali del Regno Unito. Anche quest&#8217;anno ci sono stati periodi in cui i due Paesi sembravano testa a testa. Ora che gli Stati Uniti hanno vinto la corsa al primo rialzo, perch\u00e9 l&#8217;inseguitore ha accumulato cos\u00ec tanto distacco?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it2.png\" data-rel=\"lightbox-image-1\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3242\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it2.png\" alt=\"2015-12 blog AR_it2\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it2.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/2015-12-blog-AR_it2-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per quanto simili possano apparire i fondamentali dell&#8217;economia, i fattori micro dipingono un quadro diverso.<\/p>\n<p><strong>1) SALARI.<\/strong> La settimana scorsa ho sentito un intervento di Minouche Shafik a Londra. Come vice governatore della Banca d&#8217;Inghilterra, nominata con un incarico specifico di supervisione dei mercati e del sistema bancario, ha lanciato un messaggio chiaro: non voter\u00e0 a favore di un rialzo dei tassi d&#8217;interesse in Regno Unito finch\u00e9 non vedr\u00e0 un aumento sostenuto dei salari (Shafik sta aspettando di assistere a una crescita dei salari che sia superiore alla produttivit\u00e0 del 2-3%, quindi pi\u00f9 in linea con gli anni pre-recessione e, a suo avviso, in grado di assicurare un ritorno dell&#8217;inflazione al livello obiettivo). Ma ecco la sorpresa: gli ultimi dati pubblicati hanno mostrato che in Regno Unito il tasso complessivo di crescita dei salari (media su tre mesi) \u00e8 sceso dal 3,0% al 2,4% in ottobre (esclusi i bonus, la crescita annua \u00e8 diminuita dal 2,5% al 2,0%), mentre la produttivit\u00e0 \u00e8 aumentata al ritmo trimestrale pi\u00f9 rapido degli ultimi quattro anni, con un guadagno dello 0,9% in termini di prodotto per ora lavorata nel secondo trimestre. Alla luce di queste cifre, \u00e8 altamente improbabile che Shafik voti per un rialzo dei tassi alla prossima riunione del Comitato di politica monetaria (MPC) il 14 gennaio.<\/p>\n<p><strong>2) VALUTA. <\/strong>Sia il Regno Unito che gli Stati Uniti hanno visto un apprezzamento della valuta ponderata su base commerciale, ma questo sviluppo ha avuto un impatto pi\u00f9 ampio in Regno Unito, dove importazioni ed esportazioni incidono in misura maggiore sul PIL (circa il 30% contro il 17% negli USA). La valuta pi\u00f9 forte rende le importazioni pi\u00f9 a buon mercato e le esportazioni pi\u00f9 costose, e ci\u00f2 si traduce in una pressione al ribasso sulla crescita e sull&#8217;inflazione. Visto questo rapporto, \u00e8 importante considerare i partner commerciali del Regno Unito. L&#8217;economia statunitense \u00e8 relativamente chiusa in confronto a quella britannica, il cui principale partner commerciale \u00e8 l&#8217;Europa, dove l&#8217;allentamento monetario \u00e8 destinato a rimanere sul tavolo nel futuro immediato (alcuni osservatori non prevedono rialzi dei tassi da parte della BCE prima del quarto trimestre 2018). La Banca d&#8217;Inghilterra deve quindi fare attenzione a una divergenza sul piano della politica che potrebbe provocare un notevole apprezzamento della valuta, altrimenti con i prodotti importati fatturati in euro il Regno Unito importerebbe essenzialmente deflazione. La sterlina guadagna gi\u00e0 il 6,7% da inizio anno. Un ulteriore rafforzamento innescato da un rialzo dei tassi penalizzerebbe gli esportatori e sarebbe un ostacolo alle strategie di crescita che puntano a una diversificazione dalla domanda interna.<\/p>\n<p><strong>3) POLITICA. <\/strong>\u00c8 ben noto che la politica monetaria produce effetti ritardati, ma il fenomeno \u00e8 tendenzialmente pi\u00f9 accentuato negli Stati Uniti, a causa della maggiore diffusione dei mutui a tasso fisso; di conseguenza, il Regno Unito ha un certo margine per quanto riguarda i tempi di attuazione della politica monetaria. La politica fiscale \u00e8 un altro aspetto da considerare, in quanto il governo britannico guidato dai Conservatori si \u00e8 impegnato all&#8217;austerit\u00e0, mentre gli Stati Uniti stanno entrando in un periodo pre-elettorale ed \u00e8 pi\u00f9 probabile che vedano un&#8217;espansione del deficit. Nel Regno Unito si prospetta una politica restrittiva, che in teoria giustificherebbe un ulteriore allentamento anzich\u00e9 il contrario e quindi potrebbe ritardare l&#8217;avvio del ciclo di rialzi dei tassi. Terzo, il salario minimo in Regno Unito \u00e8 elevato rispetto a quello vigente nei Paesi partner europei e destinato ad aumentare. Se questo richiama una maggiore offerta di lavoratori non qualificati attraverso l&#8217;incremento della migrazione, si pu\u00f2 ragionevolmente ipotizzare un ristagno della crescita dei salari, che finirebbe per limitare le pressioni al rialzo sulle retribuzioni distruggendo ogni speranza di raggiungere l&#8217;obiettivo di inflazione. Infine, la possibilit\u00e0 concreta che il Regno Unito esca dall&#8217;UE merita senz&#8217;altro una menzione, dato che il referendum, a prescindere dal risultato, provocher\u00e0 senza dubbio una certa volatilit\u00e0 valutaria sia prima che dopo il voto (la data non \u00e8 stata ancora fissata, ma si \u00e8 parlato di giugno o settembre dell&#8217;anno prossimo). Se il Regno Unito voter\u00e0 davvero per un&#8217;uscita dall&#8217;unione, questa scelta avr\u00e0 ripercussioni di ampio respiro sull&#8217;economia. Tutto ci\u00f2 d\u00e0 certamente motivo alla Banca d&#8217;Inghilterra di soprassedere per adesso, in attesa che l&#8217;esito del referendum diventi pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n<p>Nonostante queste tre giustificazioni per rimandare l&#8217;avvio dei rialzi dei tassi, la ripresa resta comunque vigorosa in Regno Unito. I consumi vanno bene, gli investimenti sono in ripresa e la produttivit\u00e0 sta recuperando. Il principale tassello mancante del puzzle \u00e8, come dice Shafik, la crescita dei salari. Anche se probabilmente i rialzi dei tassi britannici non seguiranno da vicino la mossa della Fed, non mi sorprenderebbe se si verificassero molto prima di quanto atteso dal mercato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il recente aumento dei tassi d&#8217;interesse con voto unanime da parte della Fed, mi sono chiesta se il Regno Unito vedr\u00e0 una mossa analoga in tempi brevi. Il mercato sembra convinto di no e sconta il primo ritocco dei tassi britannici nel primo trimestre del 2017, a fronte di altri due rialzi dei tassi USA nel corso del 2016. 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