{"id":4264,"date":"2017-04-07T14:16:09","date_gmt":"2017-04-07T14:16:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bondvigilantes.com\/italiano\/?p=4264"},"modified":"2023-03-07T16:25:27","modified_gmt":"2023-03-07T16:25:27","slug":"qualche-crepa-nella-tesi-reflazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/2017\/04\/qualche-crepa-nella-tesi-reflazione\/","title":{"rendered":"Qualche crepa nella tesi reflazione"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile ricordare un tempo in cui c&#8217;\u00e8 stato cos\u00ec tanto disaccordo sulle prospettive dei mercati delle obbligazioni societarie e degli asset di rischio. Alcuni investitori sono tuttora scettici sul vigore effettivo del rimbalzo e guardano con sospetto all&#8217;insolita rapidit\u00e0 con cui i timori di stagnazione secolare sono stati spazzati via dall&#8217;elezione dei Donald Trump. Altri, poco inclini a mantenere le posizioni di liquidit\u00e0 o a investire in titoli di Stato a breve scadenza con rendimenti negativi, si sono spostati sui mercati del credito, per paura di perdere l&#8217;occasione offerta da un eventuale rialzo dei rendimenti.<\/p>\n<p>Con il rialzo dei tassi deciso dal FOMC in marzo, i dubbi sul prosieguo del tema della reflazione si stanno facendo strada trovando riflesso sui mercati, dove comincia ad affiorare qualche crepa. I grafici di seguito mostrano i primi segnali di allarme per una potenziale inversione della corsa degli asset di rischio.<\/p>\n<p>Prima di tutto, la curva dei rendimenti statunitense si \u00e8 appiattita nel 2017, con lo spread fra i Treasury a 10 e 2 anni a un livello che non si vedeva dai primi giorni successivi alla vittoria elettorale di Donald Trump. L&#8217;inclinazione della curva, ora a 110 punti base, continua a diminuire ormai da quasi tre mesi. Se il movimento verso l&#8217;alto nel segmento breve della curva riflette in larga misura il rialzo dei tassi deciso dal FOMC e l&#8217;inflazione pi\u00f9 elevata, l&#8217;ostinazione del rendimento sulle scadenze decennali, in ascesa dalla fascia 2,30-2,60%, suggerisce aspettative a lungo termine ancora modeste sia per la crescita che per l&#8217;inflazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT1.png\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4269\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT1.png\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT1.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT1-300x225.png 300w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT1-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In secondo luogo, la correzione scattata sull&#8217;high yield statunitense \u00e8 un fatto insolito per questo periodo dell&#8217;anno. Uno sguardo ai rendimenti stagionali mediani su 5, 10 e 20 anni rivela che in genere il mercato high yield USA va piuttosto bene fra maggio e giugno, prima di sviluppare una tendenza a movimenti laterali fino alla fine dell&#8217;anno. Guardando all&#8217;andamento stagionale su 5 anni, il mercato tende a toccare il fondo ogni due mesi, da giugno fino a ottobre, per poi rimbalzare verso fine anno. Mi sono gi\u00e0 occupato di questo fenomeno <a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/blog\/2021\/12\/09\/sell-may-go-away-work-european-fixed-income\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>qui<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT2.png\" data-rel=\"lightbox-image-1\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4270\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT2.png\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT2.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT2-300x225.png 300w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT2-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Infine, lo yen si \u00e8 rivelato a sorpresa la valuta pi\u00f9 performante, tra quelle del G10: nel primo trimestre del 2017, ha guadagnato infatti il 5% nei confronti del dollaro USA e il 2,5% in base al tasso di cambio effettivo reale. L&#8217;andamento del cambio USD\/JPY \u00e8 riconducibile principalmente agli sviluppi interni agli Stati Uniti, dove il fallimento della riforma sanitaria ha fatto sorgere qualche dubbio, sui mercati valutari, riguardo alla capacit\u00e0 di Donald Trump di realizzare il suo programma di spesa pubblica, provocando un declino del dollaro. Contestualmente, gli investitori giapponesi hanno liquidato ampie posizioni in obbligazioni estere, in vista della chiusura dell&#8217;anno finanziario.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT3.png\" data-rel=\"lightbox-image-2\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4271\" src=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT3.png\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT3.png 960w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT3-300x225.png 300w, https:\/\/bondvigilantes.com\/italiano\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/12\/cracksIT3-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nonostante l&#8217;apprezzamento dello yen nel primo trimestre, la maggior parte dei professionisti delle previsioni continua ad aspettarsi una flessione della valuta giapponese contro il dollaro, dato che il differenziale fra i tassi d&#8217;interesse di Giappone e Stati Uniti dovrebbe ampliarsi. Si prevede infatti che la Banca del Giappone (BoJ) confermi la politica di controllo della curva dei rendimenti, mentre la Fed dovrebbe procedere con i rialzi dei tassi. Tuttavia, ci sono diversi motivi per ipotizzare una revisione di queste aspettative sulla politica monetaria nipponica. Innanzitutto, l&#8217;economia giapponese sta andando bene e la ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 industriale \u00e8 confermata dai dati. Secondariamente, il mercato del lavoro \u00e8 estremamente rigido, con un tasso di disoccupazione di appena il 2,8%, un dato promettente per l&#8217;espansione dei salari e dei consumi in prospettiva, che fa presagire un aumento della spesa in beni durevoli. Terzo, la politica fiscale dovrebbe rivelarsi leggermente espansiva nel 2017, con interventi di spesa focalizzati su investimenti pubblici e trasferimenti di contanti alle famiglie. Infine, i settori giapponesi orientati all&#8217;esportazione confermeranno l&#8217;andamento positivo, considerando la svolta al rialzo nel ciclo dicrescita globale e la domanda ancora vigorosa proveniente da Cina e Stati Uniti. Molto probabilmente la BoJ reagir\u00e0 al miglioramento delle prospettive economiche innalzando l&#8217;obiettivo per i rendimenti obbligazionari a lungo termine dallo 0% allo 0,1-0,2% nel corso di quest&#8217;anno. Di fronte a una tendenza positiva mondiale intatta e a un&#8217;accelerata dell&#8217;inflazione dovuta all&#8217;aumento dei salari, la BoJ potrebbe essere la sorpresa del 2017 su fronte delle banche centrali.<\/p>\n<p>Guardando avanti, \u00e8 probabile che l&#8217;attenzione dei mercati obbligazionari continuer\u00e0 a concentrarsi sui rischi politici internazionali. Le elezioni in Francia e la capacit\u00e0 del presidente Trump di realizzare il suo ambizioso programma politico sono destinate a generare oscillazioni a breve termine dei rendimenti offerti dalle obbligazioni. Nonostante ci\u00f2, le solide prospettive di crescita dell&#8217;economia mondiale suggeriscono una certa cautela sui mercati dei titoli di Stato per il secondo trimestre, sia negli Stati Uniti che in Europa. Nello specifico, il mercato statunitense sottovaluta la possibilit\u00e0 di una Fed pi\u00f9 aggressiva e di un rialzo dell&#8217;inflazione interna. In Europa, alla luce dell&#8217;ambiente macroeconomico in miglioramento e dell&#8217;inflazione in ascesa, la Banca centrale europea potrebbe considerare un cambio di registro sugli interventi futuri e valutare concretamente l&#8217;avvio di un tapering pi\u00f9 deciso, che spingerebbe i tassi verso l&#8217;alto nel segmento lungo con conseguente inclinazione della curva dei rendimenti. Se buttiamo nella mischia anche la possibile sorpresa BoJ, all&#8217;improvviso vedremmo le tre banche centrali principali ritirare gli stimoli a un ritmo pi\u00f9 rapido di quello previsto in precedenza. Se questo tipo di scenario dovesse concretizzarsi, \u00e8 difficile immaginare che gli asset di rischio come l&#8217;high yield possano continuare a generare i rendimenti di cui gli investitori hanno beneficiato dall&#8217;indomani del risultato elettorale negli Stati Uniti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile ricordare un tempo in cui c&#8217;\u00e8 stato cos\u00ec tanto disaccordo sulle prospettive dei mercati delle obbligazioni societarie e degli asset di rischio. Alcuni investitori sono tuttora scettici sul vigore effettivo del rimbalzo e guardano con sospetto all&#8217;insolita rapidit\u00e0 con cui i timori di stagnazione secolare sono stati spazzati via dall&#8217;elezione dei Donald Trump. 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