Nessuna grossa sorpresa nel discorso del Presidente Xi

Di Guan Yi Low

In vista della riunione del Congresso, gli investitori erano alla ricerca di segnali per valutare se e come la strategia “zero-Covid” della Cina sarà allentata, nonché se ci saranno modifiche alle misure adottate nel breve termine nel settore immobiliare. Al di là del breve periodo, gli investitori si sono concentrati anche sul Rapporto di lavoro del Presidente Xi, che ha definito il programma per il 2035, e sulla composizione del prossimo Politburo, per determinare se l’esecuzione e il coordinamento possano essere migliorati con l’insediamento di un nuovo team economico.

Il discorso di apertura del Presidente Xi alla riunione del Congresso del PCC ha suggerito che probabilmente non ci saranno importanti cambiamenti in termini di misure politiche nel breve termine. Durante il discorso, il Presidente Xi ha sottolineato che le misure intraprese dal Partito rispetto al COVID hanno contribuito a salvare vite umane e hanno ottenuto “risultati positivi e importanti” nel coordinamento della prevenzione e del controllo dell’epidemia.

Sul fronte economico, il Presidente ha chiesto “un miglioramento della qualità della crescita e una crescita ragionevole dell’economia”, un tema simile a quello evidenziato durante la precedente riunione del Congresso del PCC. Il perseguimento di uno sviluppo di qualità elevata e la necessità di garantire la resilienza dell’economia nazionale in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche sono coincisi con l’enfasi posta su settori fondamentali quali l’innovazione tecnologica e lo sviluppo verde.

Nel complesso, anche se non ci sono state grosse sorprese nel discorso del Presidente Xi, la continua importanza assegnata allo sviluppo economico lascia intendere che il governo continuerà a bilanciare le politiche di sostegno alla crescita con altri obiettivi sociali, come il miglioramento della distribuzione del reddito. Siamo rassicurati dal fatto che la crescita resti la principale priorità del partito e ci aspettiamo di assistere a ulteriori misure a sostegno dell’attività economica. Il FMI ha ridotto le previsioni di crescita media per la Cina nel 2023-25 al 4,5% , rispetto al 5,2% di 12 mesi fa. Si tratta di un tasso di crescita inferiore al 4,7% necessario per raggiungere l’obiettivo di raddoppiamento del PIL pro capite entro il 2035 dal 2020.

In particolare, sembra esserci una minore enfasi sulle riforme relative all’offerta. Anche la frase “la casa è per vivere” non è stata menzionata durante il discorso (anche se la dichiarazione è ancora presente nella versione integrale del rapporto sul lavoro). Secondo un conteggio della Reuters, nella versione integrale del rapporto sul lavoro, l’uso della parola “riforma” è sceso a 48 menzioni rispetto alle 68 di cinque anni fa. Questo potrebbe far presagire azioni normative e politiche meno rivoluzionarie di quelle che negli ultimi anni hanno pesato su vari settori come quello tecnologico e immobiliare. Se verrà portato avanti, il passaggio al pragmatismo contribuirà a ridurre le incertezze sul fronte degli investimenti causate dalle misure di riforma degli ultimi cinque anni.

Cosa significa questo per gli asset obbligazionari cinesi e per il rendimento obbligazionario a 10 anni del benchmark?

Se da un lato prevediamo che le politiche governative continuino a sostenere la crescita (soprattutto perché la strategia dinamica “zero-covid” della Cina continua a frenare l’attività economica), dall’altro il ruolo della politica monetaria nel raggiungimento di questo obiettivo è limitato. Anche la divergenza della politica monetaria in Cina rispetto al resto del mondo è stata oggetto di crescente attenzione.

Pertanto, ci aspettiamo che le politiche fiscali e creditizie assumano un ruolo predominante in termini di sostegno alla crescita, piuttosto che un ulteriore accomodamento della politica monetaria.

L’aumento delle emissioni obbligazionarie da parte dei governi locali per sostenere la crescita potrebbe anche portare a una certa pressione sull’offerta. Tuttavia, data l’ampia liquidità presente sul mercato interno, ci aspettiamo che i periodi di vendita dei titoli di Stato siano limitati.

Nel complesso, riteniamo che per gli investitori globali la tesi a favore dell’esposizione verso i titoli di Stato cinesi sia più solida quest’anno. A livello globale, i titoli di Stato cinesi hanno registrato una performance brillante in un difficile contesto obbligazionario. Il titolo di Stato cinese a 10 anni è vicino al livello di inizio anno (2,75%) e ha scambiato in un intervallo di 20 pb. Al contrario, il Treasury a 10 anni e il bund a 10 anni hanno ceduto 250 pb e la brusca impennata della volatilità da luglio ha portato a un calo della liquidità. Sebbene lo yuan cinese si sia deprezzato rispetto al dollaro USA di circa l’11% da inizio anno, la valuta ha comunque sovraperformato le altre principali divise in questo ampio movimento del dollaro USA.

Ciononostante, riteniamo che la valutazione a breve termine dei titoli di Stato cinesi sia scarsa e che il titolo di Stato cinese a 10 anni possa raggiungere il 3%.

Il valore e il reddito degli asset del fondo potrebbero diminuire così come aumentare, determinando movimenti al rialzo o al ribasso del valore dell’investimento. Possibile che non si riesca a recuperare l’importo iniziale investito. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

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